Data di costituzione: 1889
Data di fallimento: gennaio 1954
Il Banco De Cavi viene costituito a Genova nel 1889. L'attività creditizia si sviluppa anche grazie alla reputazione di questa famiglia sulla piazza genovese. Specialmente grazie al marchese Giovanni (Giannetto) De Cavi, a partire dagli anni Venti, il banco gode di ottima reputazione e estende le proprie relazioni con investimenti nell'Alessandrino, specie nella Val Borbera e nella Valle Scrivia. Nel 1941 sorge una polemica in relazione alla denominazione, poiché si chiama "banco" anche se non può raccogliere depositi - avendo il proprietario dichiarato di non accoglierne -, ma la lunga tradizione della ditta e l'impegno del proprietario in una serie di attività che il regime vede di buon occhio (per esempio il progetto di produzione elettrica nella Valle Borbera e un altro di valorizzazione del territorio novese) gli consentono di mantenerla, evitando potenziali danni derivanti dal cambio di denominazione. Nel dopoguerra De Cavi si azzarda in alcune operazioni imprenditoriali che non hanno successo, ma nelle quali investe molto. Nel gennaio 1954 la banca viene dichiarata fallita e viene anche spiccato un mandato di cattura nei confronti del banchiere. I giornali si soffermano a lungo sugli epigoni di questo banco. De Cavi viene descritto come uno speculatore professionista che manda in rovina una moltitudine di piccoli risparmiatori che gli hanno dato fiducia per la posizione sociale e la reputazione di cui ha goduto nell'ambiente genovese. Il processo, che lo vede imputato, si conclude il 15 maggio 1959 con la condanna per Giovanni De Cavi a 9 anni e mezzo di reclusione. Il quotidiano 'Il lavoro nuovo' dà notizia della sentenza per bancarotta fraudolenta continuata, appropriazione indebita, truffa continuata e aggravata.
Sede legale
Forma giuridica
Categoria bancaria
Fonti archivistiche
Fonti bibliografiche
Autore: Luciano Maffi | Ultima modifica: 15 febbraio 2023